Da una ricerca sul sorriso ad una nuovo modo per riconoscere un volto

Bradford (UK) – Secondo uno studio recente non sono solo le evidenti fattezze fisiche da cui un uomo si può distinguere da una donna, ma anche da differenze più sottili celate alla vista. I ricercatori dell’Università di Bradford hanno scoperto che i sorrisi di uomini e donne differiscono in modo significativo, al punto che l’intelligenza artificiale (AI) è in grado di individuare il sesso in modo preciso in base a nessun’altra informazione.

Gli attuali metodi di riconoscimento del sesso nell’ambito dell’intelligenza artificiale adottano un mix di caratteristiche geometriche e facciali sia statiche che dinamiche. La nuova ricerca è la prima nel suo genere che utilizza solo la dinamica del sorriso per distinguere un uomo da una donna.

Per questo motivo, i ricercatori ritengono che il sorriso potrebbe diventare un “segnalatore biometrico” del futuro in quanto non dipende da una determinata caratteristica, ma da un insieme di parametri in sé del sorriso a carattere unico per ogni individuo. Un insieme molto difficile da imitare o modificare.

Il ricercatore principale, Hassan Ugail, direttore del Center for Visual Computing dell’università, dichiara: «In genere le donne sono considerate più espressive nel modo i cui sorridono e la nostra ricerca lo conferma: in effetti hanno decisamente un sorriso più ampio, espandendo la bocca e le labbra molto più degli uomini».

Evidenziando con una speciale mappatura 49 punti di riferimento sul viso, e prestando una attenzione particolare alle aree intorno agli occhi, alla bocca e al naso, la ricerca è stata in grado di valutare attraverso il movimento dei muscoli, i cambiamenti fisici mentre una persona sorride. Nel confrontare i sorrisi di entrambi i sessi per cogliere differenze significative, è riuscita a dimostrare che, su 109 partecipanti (69 donne e 40 uomini), il sorriso femminile era molto più ampio di quello maschile.

Dopo aver raccolto i dati, il team ha creato un algoritmo e lo ha sperimentato sui filmati dei partecipanti colti nell’atto di sorridere. Secondo i risultati, il computer ha dato una risposta corretta nell’86% dei casi anche se i ricercatori ritengono il risultato si potrebbe facilmente migliorare.

«Dal momento che il sistema misura i movimenti muscolari sottostanti del viso durante il sorriso, crediamo che le dinamiche rimarranno le stesse anche se, a seguito di un intervento chirurgico cambiano le caratteristiche fisiche esterne» dice Ugail.

Intitolato “Is gender encoded in the smile? A computational framework for the analysis of the smile driven dynamic face for gender recognition”, lo studio è stata pubblicato su Visual Computer il 5 marzo 2018.

 

Fotografia: Università di Bradford
Fonte: Dental Tribune

Dimostrato il collegamento tra perdita dei denti nella mezza età e rischio coronarico

New Orleans – Secondo una ricerca, la perdita di due o più denti nella mezza età si associa a un maggior rischio di patologia cardiovascolare. Il fenomeno è stato illustrato all’American Heart Association’s 2018 Epidemiology and Prevention | Lifestyle and Cardiometabolic Health Scientific Sessions, un’importante occasione di scambio e confronto di clinici e ricercatori sugli ultimi sviluppi delle conoscenze cardiovascolari conseguenti a indagini compiute sulla popolazione.

In una ricerca congiunta tra la Tulane University School of Public Health and Tropical Medicine di New Orleans e l’Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston, un team di ricercatori ha analizzato in due macro studi compiuti su adulti le conseguenze della caduta dei denti. Soggetti di età compresa fra i 45 e i 69 anni, dovevano dichiarare il numero dei denti naturali che avevano e in un questionario successivo riferire sulla loro caduta.

Quando l’analisi ha avuto inizio, gli adulti intervistati non soffrivano di patologia cardiovascolare. I ricercatori hanno pertanto esaminato il verificarsi della caduta in prospettiva attraverso un periodo di otto anni, controllando l’insorgere di eventuali patologie cardiovascolare in soggetti non vittime della perdita di denti o in quelli che denunciavano, la perdita di uno o due nell’arco di 12-18 anni.

È stato accertato che, all’inizio della ricerca, fra gli adulti con 25-32 denti naturali coloro che avevano perso due o più denti avevano un 23 percento in più di rischio di patologie cardiovascolari, a confronto con quelli che non avevano subito perdite. L’aumento del rischio si è verificato indipendentemente dalla dieta dichiarata, dall’attività fisica, dal peso corporeo e da altri fattori di rischio come elevata pressione sanguigna, l’alto colesterolo e il diabete.

Tra coloro che hanno denunciato la caduta di un dente durante il periodo di osservazione non si è verificato un maggior rischio di patologia cardiovascolare. Fra tutti i partecipanti (a prescindere dal numero di denti naturali posseduti all’inizio) tale rischio è aumentato del 16 percento fra chi aveva perso due o più denti nel periodo in osservazione a confronto di coloro che invece non avevano subito cadute. Gli adulti con meno di 17 denti naturali, a confronto con quelli dotati (all’inizio della ricerca) di 25-32 denti erano per un 25 percento più soggetti a rischio.

L’autore dello studio Lu Qi, professore di Epidemiologia alla Tulane University, dice: «Una precedente ricerca ha accertato che i problemi di salute della bocca sono collegati a un rischio elevato di patologia cardiovascolare. Quella ricerca aveva analizzato soprattutto una perdita complessiva di denti nella vita, includendo così anche le cadute avvenute nell’età infantile a causa di carie, traumi e problemi ortodontici. Nella mezza età la caduta è più probabilmente correlata ad un’infiammazione, ma non si è chiarito come questa perdita successiva durante la vita possa incidere sul rischio di patologie cardiovascolari».

«In aggiunta ad altri collegamenti assodati tra salute della bocca e varie patologie, le nostre ricerche dicono che adulti di mezza età con recente perdita di due o più denti potrebbero essere sottoposti ad un maggior rischio di patologie cardiovascolari, indipendentemente dal numero di denti che un adulto di mezza età possiede o se sia sottoposto a rischi tradizionali come alimentazione povera o pressione sanguigna elevata».

La ricerca di cui trattasi non è ancor stata inserita in letteratura. Intitolato “Changes in dental health and coronary heart disease risk: Two prospective cohort studies in men and women”, l’abstract è invece apparso sulla rivista Circulation il 20 Marzo 2018.

 

Fotografia: Shutterstock
Fonte: Dental Tribune

Dentifrici scarsamente efficaci contro la perdita di smalto. Lo dice una ricerca

Berna. Nel corso degli anni, più e più dentifrici sono stati immessi sul mercato al fine di risolvere uno o altro problema dentale, con particolare attenzione all’ipersensibilità dentinale e all’erosione dentale. Comunque, un nuova ricerca dimostra che su nove dentifrici analizzati, nessuno era in grado di mitigare la perdita di smalto superficiale, fattore chiave nell’erosione dentale e nell’ipersensibilità dentinale.

Condotta all’Università di Berna (Svizzera) con la partecipazione di un borsista della São Paulo Research Foundation, la ricerca ha analizzato otto dentifrici dichiarati anti erosivi e/o desensibilizzanti e uno di controllo/campione, tutti disponibili nelle farmacie brasiliane ed europee.

Per diventare ipersensibile la dentina dev’essere esposta con tubuli aperti e l’erosione ne è una delle cause, dice la ricerca. «Di qui l’analisi di dentifrici che affermano di essere antierosivi e/o desensibilizzanti» afferma il principale autore dello studio, Samira Helena João-Souza, ricercatrice presso il Dipartimento di Odontoiatria conservativa della Scuola di Odontoiatria dell’Università di San Paolo (Brasile).

Per simulare l’effetto sullo smalto dentale dello spazzolamento per 5 giorni consecutivi (una volta al giorno) tramite una soluzione acida, la ricerca ha utilizzato premolari umani, saliva artificiale e uno spazzolino elettrico. L’analisi è consistita nella pesatura delle particelle abrasive dei dentifrici, misurandone la dimensione e valutando la facilità con la quale il dentifricio mescolato alla saliva artificiale poteva espandersi sulla superficie dentale.

Secondo i risultati, tutti i dentifrici analizzati avrebbero causato una progressiva perdita di superficie dentale in un periodo di cinque anni. «Nessuno era migliore di altri. Il test ha mostrato che alcuni causavano minor perdita di superficie rispetto ad altri. Statisticamente erano tutti simili, esistevano differenze solo nei numeri» dice il co-autore dell’articolo, Ana Cecília Corrêa Aranha relatore nel dottorato di João-Souza.

Gli autori dell’indagine sottolineano come questi dentifrici svolgano certamente una funzione, ma che dovrebbero essere utilizzati solo come complemento e non come trattamento dentifricio completo. Secondo João-Souza, almeno tre fattori sono richiesti per un approccio globale: la prescrizione di un dentista, l’uso di un dentifricio appropriato e un cambiamento di stile di vita. «L’erosione dentale è multifattoriale – dichiara – Nulla a che fare con lo spazzolamento e soprattutto con la dieta. Cibi e bevande stanno progressivamente diventando più acidi, come emerge dall’esame dei processi industriali». «Si sta lavorando ad altri studi correlati alla dentina – aggiunge Aranha – dato che nessuno di questi dentifrici è stato trovato in grado di prevenire l’erosione o l’ipersensibilità, che è causa di problema».

Intitolato “Chemical and physical factors of desensitizing and/or anti-erosive toothpastes associated with lower erosive tooth wear” lo studio è stato pubblicato il 20 Dicembre 2017 sullo Scientific Reports journal.

 

Fotografia: Shutterstock
Fonte: Dental Tribune

Valutazione della contaminazione ambientale odontoiatrica aerosol correlata

Durante l’attività odontoiatrica si diffondono particelle, sangue, saliva e secrezioni infette da pus e microrganismi che contaminano oggetti, superfici vicine e lontane. Inoltre nella placca batterica soggiornano diverse associazioni di microrganismi in grado di causare infezioni polmonari definite “occupazionali” o “lavoro-correlate”. L’aerosol rappresenta ancora oggi una grossa fonte di rischio biologico cui è esposto tutto il team odontoiatrico e i pazienti afferenti.

I termini “aerosol” e “splatter” furono utilizzati per la prima volta nel 1969 da Micik R.E. e colleghi nel loro pionieristico lavoro sull’aerobiologia. Essi definivano aerosol, particelle di diametro inferiore a 50 micrometri (μm), cioè abbastanza piccole da rimanere in aria per un periodo prolungato prima di adagiarsi su superfici ambientali o entrare nel tratto respiratorio. Lo splatter era invece definito come particelle aerodinamiche di diametro superiore a 50 μm, che vengono espulse con forza dal sito operativo in una traiettoria simile a quella di un proiettile finché non si scontrano con una superficie o cadono al pavimento.

I nuclei delle goccioline possono rimanere in aria per ore e sono in grado di penetrare profondamente negli alveoli polmonari, offrendo un potenziale percorso d’infezione. Infatti, sono stati implicati nella trasmissione di tubercolosi, malattie di origine virale, polmonite e influenza.

Un’analisi qualitativa e quantitativa della composizione degli aerosol sprigionati durante le procedure odontoiatriche è estremamente difficile. Tale composizione è altamente condizionata sia dal paziente sia dalla manovra operativa. Tuttavia, come precisato da Harrel S.K. e colleghi è ragionevole supporre che negli aerosol siano presenti componenti salivari, ematiche, secreti nasofaringei, placca batterica e materiali impiegati nelle procedure odontoiatriche.

Sebbene sia stato dimostrato che la maggior contaminazione deriva dall’utilizzo di scaler a ultrasuoni, seguito da quello della turbina e di altri dispositivi tipo airpolisher e siringa aria-acqua, occorre precisare che la ricerca in merito è ancora povera di dati significativi. Uno studio del 2016 condotto da Singh A. e colleghi, riporta livelli insolitamente elevati di microrganismi nell’aerosol generato dall’utilizzo di manipoli a ultrasuoni. Tali aerosol si riscontrano in massima concentrazione entro i 60 cm dal paziente, dove è normalmente posizionato l’operatore.

Veenaa H.R e colleghi hanno invece constatato che la massima contaminazione da aerosol si riscontra nell’area occupata dall’assistente alla poltrona seguita da quella dell’operatore. Le braccia, il petto e la superficie interna della mascherina, le zone intorno al naso e all’angolo interno degli occhi pare sono i siti maggiormente contaminati.

Inoltre è stato dimostrato che la nube generata dalle procedure di scaling, rimane sospesa nella zona operativa per circa 30 minuti per poi disperdersi. Vi è dunque il rischio per i contaminanti dell’aria di entrare nel sistema di ventilazione e diffondere negli altri ambienti.

In letteratura sono state documentate diverse tecniche con l’obiettivo di minimizzare o eliminare il pericolo prodotto dagli aerosol, come l’uso di barriere personali (mascherina, guanti, schermi facciali, etc.), lo sciacquo preoperatorio, l’utilizzo della diga, di divaricatore labiale, l’aspirazione a elevata velocità. Ma nella maggior parte dei casi si assiste a conclusioni, che nonostante riportino dati significativi, non trovano una soluzione definitiva alla riduzione della contaminazione ambientale e dunque al rischio da inalazione cui si fa poco riferimento.

Il rischio biologico da inalazione è tuttora poco esaminato e, se si aggiunge la carenza dei dati epidemiologici, è evidente che allo stato attuale le conoscenze in merito al fenomeno non siano adeguatamente approfondite e questo comporta una distorta percezione del rischio.

Sebbene le strutture odontoiatriche presentino un simile problema, non vi sono linee guida per la progettazione di sistemi di ventilazione dedicati e poiché i sistemi di condizionamento centrale sono quelli maggiormente utilizzati in odontoiatria, è importante precisare, come mostrato da Offermann F. e colleghi, che a causa di tali sistemi possono verificarsi infezioni crociate tra gli occupanti nelle diverse aree operative attraverso la miscelazione dell’aria di ritorno. Al contrario, l’uso di un filtro d’aria può rappresentare un valido approccio per controllare la dispersione delle particelle di aerosol.

«Identificare il rischio e formulare dei protocolli operativi per una sua corretta gestione» auspica G. M. Nardi, Direttore del Master in Tecnologie Avanzate nelle Scienze di Igiene Orale presso l’Università Sapienza di Roma, il quale precisa «nella mia pratica clinica ho adottato già da anni un sistema di filtraggio meccanico su cui stiamo conducendo una ricerca sperimentale con l’obiettivo di integrare nella pratica odontoiatrica un dispositivo di purificazione dell’aria efficace per ridurre il rischio biologico da inalazione».

L’aria è un potente veicolo d’infezione e appare evidente come, all’interno di un ambulatorio odontoiatrico sia importante controllare il fattore di rischio insito nell’aerosol generato. Di fatto la qualità di una struttura si misura anche in base all’attenzione rivolta alla salvaguardia della salute dei pazienti e di coloro che vi operano.

Fotografia: Shutterstock
Fonte: Dental Tribune

Miglior controllo del diabete di Tipo 2 col trattamento parodontale non chirurgico

Barcellona. Ricercatori spagnoli hanno trovato un’ulteriore prova della connessione fra parodontite e diabete di Tipo 2. In un recente studio hanno scoperto che il controllo del diabete di Tipo 2 migliora notevolmente quando il paziente si sottopone a riduzione e levigatura della radice con ultrasuoni e raschiamento.

Molti studi indicano un collegamento probabile tra la scarsa igiene orale e diabete di Tipo 2 e se non si esercita il dovuto controllo insorgeranno gengiviti e parodontite. «In questa nuova ricerca abbiamo notato come ci sia non solo una relazione che va dal diabete alla parodontite, ma anche da una all’altro» dichiara il titolare della ricerca, dottor Miguel Viñas, Professore di Microbiologia all’Università di Barcellona, effettuata su 90 pazienti affetti da Diabete di Tipo 2.

Quelli assegnati a caso al gruppo da trattare hanno ricevuto istruzioni d’igiene orale e si sono sottoposti a riduzioni e devitalizzazioni la cui durata nei diabetici è significativamente aumentata. «La principale conclusione della ricerca è che il trattamento non chirurgico della parodontite migliori lo stato glicemico e i livelli di emoglobina glicata e quindi dimostri l’enorme importanza della salute orale in tali pazienti» dice Jose Lopez, direttore sanitario della clinica dentale dell’università.

Intitolata “Benefits of non-surgical periodontal treatment in patients with type 2 diabetes mellitus and chronic periodontitis: A randomized controlled trial” la ricerca è stata pubblicata il 19 Dicembre 2017 prima della stampa sul Journal of Clinical Periodontology.

Fotografia: botazsolti/Shutterstock
Fonte: Dental Tribune

DRM sponsor del festival “I primi 1000 giorni” per costruire il futuro di un bambino


Nasce a Vicenza una manifestazione che accende i riflettori su un evento molto importante: i primi 1000 giorni di vita del bambino, dal concepimento ai due anni di età, un periodo molto speciale, capace di determinare in modo permanente la salute dell’adulto che diventerà.

Il festival si terrà dal 3 al 24 marzo ed è stato presentato oggi, alla presenza di Isabella Sala, assessore alla Comunità e alle famiglie del Comune di Vicenza, di Annamaria Cordova, assessore alla Partecipazione del Comune di Vicenza, di Vittorio Bertani presidente della cooperativa sociale Alinsieme e di Alessandra Cecconello, responsabile per i servizi socio sanitari della cooperativa sociale Alinsieme e responsabile scientifico dell’iniziativa “I primi mille giorni”. I dettagli verranno aggiornati sul sito www.iprimimillegiornidivita.it e dalla relativa pagina Facebook. «Il sostegno dell’Amministrazione va ad iniziative, come questa, che hanno un senso profondo e vogliono andare lontano – ha affermato Isabella Sala.

Si tratta di un progetto di comunità particolarmente prezioso per un contesto, come quello attuale, di grande complessità e di difficoltà di natura diversa che le famiglie si trovano ad affrontare. Credo molto al detto “per crescere un bambino ci vuole un villaggio”, è la comunità che offre gli strumenti per una crescita degli individui e della società in modo armonico. Una società che invecchia non deve dimenticare i minori, e in questo periodo vediamo un ritrovato fermento di iniziative in questo senso. Le istituzioni sono presenti nel supportare e facilitare la nascita di queste reti.»

«La cooperativa sociale Alinsime da anni lavora in modo silenzioso e costante, e con grande passione, tessendo relazioni sul territorio – ha sottolineato Annamaria Cordova. Il sostegno necessario a crescere un bambino, oggi in particolare, viene dal tessuto sociale, e la collaborazione tra le molte associazioni coinvolte in questo progetto è fondamentale, e rappresenta una grande ricchezza.» «Con questa manifestazione – ha puntualizzato Alessandra Cecconello – vogliamo lavorare sul contesto. Protagonista è sempre il bambino, noi parleremo agli adulti che lo fanno crescere. Lavorare sull’ambiente del bambino (dalla salute fisica alla sua vita emotiva) dà sicuramente frutti; è fondamentale intervenire molto presto, quando la risposta all’ambiente è molto reattiva: i primi 1000 giorni sono obiettivo di salute di OMS e saranno oggetto di linee guida 2018 del Ministero della Salute. Dovremo recuperare la consapevolezza e la fiducia nei ruoli del genitore, della scuola e della comunità.»

L’iniziativa muove dalla Cooperativa sociale Alinsieme, che nel 2018 festeggia i primi dieci anni di attività e che ha voluto creare qualcosa da condividere con l’intera città. La manifestazione è promossa in collaborazione con gli assessorati alla Comunità e alle famiglie, e alla Partecipazione del Comune di Vicenza, e con la Casa Materna di Longara, l’Associazione Kairos Donna, l’Associazione Migrantes di Vicenza, l’Associazione Inartesalus e l’Associazione Musicantropia. Nasce sotto il patrocinio dell’ULSS 8 Berica, di Fondazione Zoe’, dell’Associazione culturale pediatri, della Federazione Italiana Medici Pediatri del Veneto – sezione di Vicenza, dell’Ordine degli Psicologi del Veneto e del Centro Servizi Volontariato di Vicenza, e si realizza grazie al contributo di DRM Cliniche dentali, dello Studio dentistico Tecchio Palumbo, dello Studio stomatognatico dott. Alberti, di Piscine di Vicenza e di Città del Sole.

Grazie all’aggregazione di questi partner è risultato un calendario fitto di incontri e iniziative rivolti a genitori e futuri genitori, ai professionisti che si occupano a diverso titolo di infanzia, e a tutti gli adulti che desiderano creare attorno ai neogenitori e ai bambini un ambiente salutare, sereno e positivo, capace da una parte di accogliere e sostenere nei momenti critici, dall’altra di stimolare le potenzialità di cambiamento e apprendimento, dando così un fattivo contributo nell’accompagnare le nuove generazioni. “I primi 1000 giorni” si propone come campagna di informazione sulle ultime scoperte scientifiche dedicate allo sviluppo del bambino. Alla luce di queste conoscenze, gli adulti potranno compiere le scelte migliori per potenziare i fattori a favore della salute ed evitare l’esposizione dei piccoli ai fattori di rischio per le malattie. Nelle tre settimane del festival, assieme a medici, psicologi, professionisti sanitari ed esperti si potranno conoscere le azioni concrete per tutelare la salute e il benessere dell’individuo in formazione. Si farà luce sulle ultime scoperte scientifiche relative ai meccanismi di plasticità del feto, sui rapporti tra neonato e ambiente, sull’importanza del gioco e del movimento e sugli agenti che influiscono sulla crescita equilibrata del bambino. Si parlerà di svezzamento e alimentazione corretta, del benessere psicologico della mamma, dei ruoli familiari. Ci saranno anche occasioni per i genitori di fare esperienze concrete partecipando a laboratori e a momenti di confronto e per sperimentare nuovi modi di relazionarsi con i loro figli.

Consigli di viaggio

Consigli di viaggio: cosa fare mentre sei in macchina

 

Esodo estivo 2017, ecco alcuni consigli di viaggio prima di partire per le vacane.

La buona notizia per l’estate 2017 è che è previsto un solo giorno di bollino nero. Il 5 agosto infatti sarà la giornata da evitare a tutti i costi per gli automobilisti italiani secondo Viabilità Italia, la struttura del ministero dell’Interno che si occupa di coordinare tutte le misure per la sicurezza stradale.

 

Le giornate di traffico intenso

Gli spostamenti si preannunciano comunque intensi nell’ultimo fine settimana di luglio, contraddistinto da bollino rosso. Stessa situazione anche per tutti i weekend di agosto soprattutto verso le località lungo la costa o le montagne.

Per i rientri verso le città invece come ogni anno attenzione alle ultime due domeniche di agosto e il primo fine settimana di settembre.

Consigli-di-viaggio

Consigli di viaggio

  • Prima di sottoporre la macchina ad uno stresso prolungato è meglio fare una sosta dal meccanico per controllare olio, liquido dei freni, radiatore e pneumatici. Un incidente lungo il percorso potrebbe compromettere definitivamente la vacanza.

 

  • Viaggiare rilassati. Il sonno è una delle principali cause degli incidenti in auto. Per questo prima di partire assicuratevi di essere ben riposati, di aver dormito a sufficienza, e, nel caso di partenze notturne non esitate a fermarvi in qualche area di servizio o piazzola di sosta per recuperare la stanchezza ogni tanto.

 

  • Portare sempre viveri e acqua per il viaggio. A causa del traffico intenso e delle lunghe code infatti non sempre potrebbe essere possibile raggiungere le aree di sosta, per questo è bene mantenersi sempre idratati con dell’acqua e combattere la fame a colpi di snack, magari di frutta.

 

  • Evitate di tenere la temperatura interna dell’auto troppo alta o troppo bassa. 23° costanti sono sufficienti per affrontare un viaggio tranquillo anche con i bambini ed evitare sbalzi termici e colpi di calore.

 

  • Fermarsi di frequente è utile anche per rompere la monotonia, soprattutto in caso di viaggio con i bambini, la sosta rappresenta un momento di pausa per sgranchirsi le gambe, bere e cambiare aria alla macchina. Ricordate sempre quindi di conteggiare nel vostro tragitto anche i momenti di sosta.

 

Libri da leggere estate 2017

Libri da leggere estate 2017: quali scegliere

 

Estate, il periodo del riposo, dove poter concedersi qualche momento in più per se stessi, coltivare le proprie passioni o rilassarsi. Sono tanti gli italiani che scelgono di rilassarsi con un bel libro in spiaggia. Per aiutarvi a scegliere tra l’infinito mondo delle librerie abbiamo pensato di scrivervi i nostri personali consigli di letture per l’estate 2017. Un elenco diverso dal solito costruito sulla base dei film in uscita nel 2017. Così potrete divertirvi a leggere il libo in questi mesi e poi una volta tornati a casa guardare i film, confrontarli e trovare le differenze. Ecco quindi secondo noi i libri da leggere estate 2017.

 

Assassinio sull’Orient express, Agatha Christie

assassinio sull'orient expressIl libro: In questo romanzo, Poirot, il celebre investigatore belga nato dalla fantasia dell’autrice affronta in questo romanzo quella che rimarrà probabilmente la più celebre delle sue imprese. Salito a bordo di un vagone di prima classe partito da Istanbul e diretto a Calais, è costretto a occuparsi di un efferato delitto. Pubblicato nel 1934, questo giallo è da molti considerato il capolavoro di Agatha Christie, sicuramente uno dei libri gialli più conosciuti in tutto il mondo.

Il film: Un cast di stelle è previsto invece per il film in uscita a novembre 2017. Johnny Depp, Penelope Cruz, Michelle Pfeiffer, Willem Dafoe sono solo alcuni degli interpreti del romanzo giallo più famoso della Christie.

Per gli appassionati di film inoltre un ulteriore confronto potrebbe essere fatto con il vecchio film del 1974 diretto da Sidney Lumet e interpretato da Peter Ustinov

 

It, Stephen King

ItIl libro: L’eccellenza dei romanzi horror è rappresentata dal capolavoro di Stephen King, It. Ambientato a Derry, una cittadina del Maine, è la storia di sette ragazzi che combattono un terribile mostro travestito da pagliaccio. It è un nemico implacabile e per sconfiggerlo i ragazzi devono affrontare prove durissime e rischiare la loro stessa vita. It, considerato una pietra miliare della letteratura americana, è un romanzo di bambini che diventano adulti e di adulti che devono tornare bambini, affrontando le loro paure nell’unico modo possibile: uniti da un’incrollabile amicizia.

 

Il film: In uscita a settembre questa volta il terrificante clown Pennywise è interpretato dal giovane Bill Skarsgard, diretto dal regista horror argentino Andrès Muschietti e si preannuncia un successo spaventoso.

 

Il cerchio, Dave Eggers

il cerchioIl libro: Un romanzo tecno-scientifico che fa riflettere sui problemi della vita moderna legata ad un uso sconsiderato dei social network e della tecnologia. Mae Holland, è giovane e rimane affascinata da il Cerchio, la più influente azienda al mondo nella gestione di informazioni web. Pur di far parte della comunità di eletti del Cerchio, Mae accoglie la richiesta di rinunciare alla propria privacy per un regime di trasparenza assoluta. Almeno fino a quando un ex collega non la fa riflettere: Se crolla la barriera tra pubblico e privato, non crolla forse anche la barriera che ci protegge dai totalitarismi?

 

Il film: I protagonisti del film uscito ad aprile sono i bravissimi Tom Hanks e Emma Watson in una sceneggiatura che riporta fedelmente il libro.

 

Sintomi della piorrea

Sintomi della piorrea

Parodontite e piorrea sono tra le malattie più diffuse e temute del cavo orale. Entrambe infatti portano alla definitiva perdita dei denti. Ma quali sono i sintomi della piorrea? Si possono curare o non c’è rimedio? Li abbiamo raccolti qui per aiutarvi a comprendere a quali sintomi prestare attenzione e non sottovalutare.

Cos’è la piorrea?

E’ la malattia che riguarda il parodonto, ossia tutti quei tessuti destinati a sostenere i denti e quindi gengive e osso mandibolare. Quando la piorrea è in atto, gengive e osso sono attaccate dai batteri che provocano una infezione e tendono a ritirarsi lasciando quindi scoperte le radici dei denti e facendoli cadere.

Anche se i denti sono in perfetto stato insomma, in una bocca malata di piorrea, rischiano di cadere e di compromettere il sorriso.

 

I sintomi

I campanelli d’allarme di questa patologia sono per lo più “silenziosi” e non dolorosi quindi si tende a non prestarci attenzione o a sottovalutarli procrastinando nel tempo situazioni che invece se prese per tempo avrebbero potuto essere risolte.

Elenchiamo qui di seguito i sintomi più frequenti che potrebbero ricondurre alla presenza di una piorrea e ricordiamo comunque che per una diagnosi corretta è fondamentale rivolgersi allo specialista:

  • sanguinamento delle gengive
  • alitosi
  • abbassamento delle gengive
  • dolore alle gengive
  • mobilità dei denti

Se si avvertono uno o più di questi sintomi in forma cronica e ripetuta allora è meglio rivolgersi allo specialista che potrà valutare lo stato di gravità dell’infezione.

 

Le cause

Tra le cause dello sviluppo di questa patologia la prima da valutare è sicuramente la scarsa igiene orale che porta la placca ad accalcarsi attorno allo smalto dentale. La placca, successivamente, calcifica e si trasforma in tartaro che attiva un processo infiammatorio dando così avvio alla piorrea.

La cura di questa patologia si svolge prevalentemente attraverso una o più sedute di igiene orale professionale, seguite dalla rimozione sotto gengivale di placca e tartaro, cause negative determinanti lo sviluppo della malattia parodontale. Nelle forme meno gravi di piorrea questi trattamenti sono sufficienti a garantire la guarigione; negli stadi più avanzati invece, è necessario ricorrere a trattamenti chirurgici.

 

Gengive che sanguinano quando lavi i denti?

Gengive che sanguinano quando lavi i denti?

Gengive che sanguinano quando lavi i denti? Non sottovalutare il problema, se vedi del sangue quando lavi i denti questo può essere indice di qualche problema alla tua bocca da non sottovalutare. Spesso per risolvere un problema ed evitare che danneggi definitivamente denti e gengive è fondamentale accorgersi per tempo ed intervenire subito. Ecco quindi perché il sanguinamento gengivale è un segnale che non andrebbe mai sottovalutato.

Nella maggior parte dei casi sanguinamento gengivale significa infatti gengivite in atto, in pratica un’infiammazione delle gengive per lo più senza particolari sintomi e impercettibile che può portare a piorrea o parodontite. La conseguenza finale di queste patologie è la perdita dei denti.

Spazzolino

Cause del sanguinamento

Le cause del sanguinamento possono essere varie:

  • una scorretta igiene orale e il conseguente accumulo di tartaro nel colletto gengivale, ma anche fumo, e una dieta irregolare ricca di alcool e zuccheri possono aumentarlo.

 

  • traumi causati da uno spazzolamento troppo energico ed eccessivo possono causare sanguinamento ma in questo caso non bisogna ricondurli ad una patologia e vanno quindi distinte le due casistiche.

 

  • Anche i cambiamenti ormonali in gravidanza e la respirazione prolungata attraverso la bocca sono altre cause che possono aumentare il sanguinamento gengivale ma anche in questo caso possono essere ricondotti a momenti particolari della vita di una persona (come appunto la gravidanza) e quindi non sono indice di patologie.

 

Quando cominciare a preoccuparsi seriamente?

Quando il problema diventa cronico, e si presenta quotidianamente. Un sanguinamento è sempre indice di qualcosa che non funziona nella nostra bocca ma se questo diventa costante ogni volta che ci si lava i denti allora sicuramente le nostre gengive non sono in salute e bisogna rivolgersi immediatamente a uno specialista per appurare le cause del sanguinamento.

 

Spesso la soluzione è un’approfondita igiene orale.