Endodonzia, la devitalizzazione

I progressi in Endodonzia rendono possibile il recupero di denti che fino a pochi anni fa sarebbero stati estratti.
Il trattamento endodontico (altrimenti noto come devitalizzazione) è necessario quando la polpa dentaria (i tessuti molli all’interno del dente) si infiamma irreversibilmente o si infetta. Questo può verificarsi per svariati motivi: carie profonde, ripetute procedure odontoiatriche o anche per via di una crepa, un trauma o una frattura del dente.
Se l’infiammazione e/o l’infezione pulpare non vengono adeguatamente curate, possono portare nel tempo a infezioni croniche (GRANULOMI) che periodicamente possono provocare dolore, talvolta acuto, e il ricorrente ascesso dentale.

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Cos’è un ascesso dentale?

L’ascesso dentale è un accumulo di batteri, globuli bianchi, plasma e detriti cellulari (pus) confinato nei tessuti che circondano un dente (gengiva, osso mandibolare o polpa del dente).

L’Odontoiatra, grazie all’ausilio di tecnologie ingrandenti quali occhialini e microscopio, rimuove la polpa infiammata o infetta da ogni singolo canale dentario, disinfetta l’interno del dente e poi sigilla tale spazio in modo che i batteri non possano più entrarvi. Successivamente, procederà a restaurare adeguatamente la parte masticante del dente:

– se la porzione smalto-dentinale sana è di almeno 2/3 del dente, è sufficiente ripristinare la parte mancante con un INTARSIO;

– se invece, la porzione di dente sana è minima o non adeguata, il dente andrà protetto con una CORONA in ceramica.

Durante i primi giorni successivi alla terapia è normale avvertire qualche dolore. Tale fastidio, qualora fosse di notevole entità, può essere facilmente tenuto sotto controllo con i più comuni analgesici.

È importante sapere che il dente devitalizzato perde di elasticità e per questo nel tempo può andare incontro ad una frattura, con perdita dell’elemento stesso se la frattura interessa la radice.